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Storia di un Sensei – La scelta

Storia di un Sensei, capitolo secondo

Capitolo 2 – La scelta (parte 1 qui)

scelta storia senseiQualche mese dopo, con l’ inizio delle scuole, mio padre, il re dei genitori apprensivi, visto che dovevo fare il mio ingresso nella “società” mi disse che avrei dovuto imparare a difendermi nel caso avessi trovato qualche “bullo” (eh si ! Già nel ’78 si parlava di bullismo). Certo la visione di mio padre era più vicina alla guerriglia urbana (e di questa sua visionarietà parleremo in seguito)…
Visto che non potevo portarmi un katana a scuola, la scelta fu orientata verso le arti marziali a mano nuda: judo, jujitzu o karate?

Mio padre subito mi sconsigliò il karate definendola una pratica violenta e rischiosa,e caldeggiò molto per il jujitzu le cui basi lui conosceva, e ovviamente scelsi… il karate!

Prese le dovute informazioni, ai tempi gli insegnanti erano molto pochi, ci rechiamo in paese vicino da un insegnante molto accreditato: il dojo da fuori era strano, l’insegna di legno all’ orientale i vetri oscurati, un’ alone di segretezza e rispetto circondava l’ingresso. Ero quasi intimorito, ma elettrizzato allo stesso tempo.

 

Entriamo. La lezione era in corso tutti con questi abiti bianchi con strani simboli cuciti sopra, armi alle pareti, scritte incomprensibili e foto di anziani signori con lo sguardo serenamente… arrabbiato!

Avevo messo giorni a convincere i miei che il karate era una buona scelta, con le tipiche strategie motivazionali tipiche dei bambini: voglio fare karate, voglio fare karate, voglio fare karate ! E dopo un migliaio di volte ho ottenuto il mio scopo: si và a fare una prova!

“… è una pratica sicura ed innocua…”. Ci avevano detto.
Entriamo nel dojo la lezione era iniziata e il maestro stava colpendo ripetutamente,con calci e pugni, degli allievi che rimanevano immobili in una strana posizione con le gambe storte. Uno shock !

Non per me, ma per mio padre… il maestro si avvicinò dopo aver detto in un linguaggio incomprensibile ad un’ allievo di dirigere lui gli esercizi.

Si avvicinò e capendo subito la situazione disse a mio padre, “sbiancato” per lo spettacolo, che quello era il corso adulti e che saremmo dovuti tornare l’indomani ad un’orario diverso per il corso bambini.

Il giorno dopo, con molte perplessità da parte loro e sempre più convinzione da parte mia mi portarono nel dojo di karate, e da allora non ho mai smesso di allenarmi, dopo solo due mesi, passati davanti allo specchio della palestra a ripetere kihon keiko (da fermo).
Il maestro mi diede il “permesso” di allenarmi con gli altri. Dentro di me il passaggio che andava da quel risultato alla conquista dell’universo era veramente breve !

Ero diventato … un KARATEKA … !

Ganryu

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Sulla Via del nebuloso Do.

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