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Storia di un sensei – La grande fuga parte 2

Capitolo 10 – La grande fuga – parte 2 (kuro obi)

kuro obi cintura neraLe gare internazionali, per noi, erano fondamentali, perché non solo c’era il prestigioso trofeo in palio, ma, cosa più importante, i primi classificati, se in possesso della cintura marrone, avrebbero “preso la kuro obi” (la tanto ambita cintura NERA !).

D’ altra parte il mio sensei era sempre stato chiaro: la cintura nera, finché siete in età da agonismo, la dovete prendere in gara !

In viaggio per la capitale, in autobus, io ero assorto nei miei pensieri (fuggito di casa con tutto quello che ne sarebbe conseguito), stavo in silenzio… quando il direttore tecnico nazionale mi riprese: “uagliò che ti si pippat la mariuan ?”, sbottai a ridere !

Per tutto il viaggio non potei più incrociare lo sguardo del sensei senza scoppiare a ridere !

La notte del venerdi e il seguente sabato volarono via tra allenamenti, consigli e indicazioni.

…Il torneo.

Una delle gare più dure alle quali abbia mai partecipato, su un team di sette atleti ne finirono all’ospedale quattro !

Due erano le categorie di atleti che temevamo, i greci, i quali erano una squadra di professionisti (pagati) che si esprimeva tanto nel karate a contatto quanto nella kick boxing (astro nascente dei tempi)… e i russi (animali da combattimento per eccellenza).

In realtà per russi intendevamo tutti quegli atleti che venivano dall’Est Europa (rumeni,polacchi,slavi,ma anche tedeschi). Insomma se eri alto grosso, biondo e cattivo… eri un russo !

Ero nei pesi massimi, questo comportava il fatto che si gareggiasse sempre per ultimi.

Intanto la tensione stava facendosi breccia dentro di me, mi si alternavano pensieri inerenti alla prestazione sportiva (greci ,russi..ecc) che avrei dovuto fare da li a breve, con angosce di tipo familiare (scuola,fuga,genitori).

Poi poco prima che mi chiamassero sul tatami incrociai lo sguardo del Direttore Tecnico. E, terribile, mi tornò alla mente la sua espressione del venerdi. Risi tanto che i miei pensieri svanirono (solo oggi mi accorgo che il ridere è una delle espressioni comportamentali piu vicina al mushin, di tanti altri comportamenti forzati.)

Mi si svuotò la mente.

Salgo sul tatami, il primo turno lo passo. Ma al secondo incontro mi aspetta lui: un russo!!

Sembra un orso, lo sguardo non concede nulla all’età che avevamo (15-16 anni). Enorme, più alto di me grosso, molto grosso.

Saluto,partiamo,dopo qualche scambio “interlocutorio”,che comunque lascia il “segno”, mi persuado che, essendo troppo “duro”, devo atterrarlo con dei deashi barai (spazzata di squilibrio per portare l’avversario a terra con facilità), non sarei riuscito a mandarlo KO diversamente.

L’inesperienza, la grinta giovanile, che mi caratterizzavano all’epoca mi fecero commettere un’ errore terribile, nel momento in cui portai la “spazzata” ci misi talmente tanta forza, che per lo sfogo strizzai gli occhi. Durò una frazione di secondi il mio pensiero al buio: “l’ho preso !”

Salvo poi aprire gli occhi e vedere, con sgomento, che l’orso non solo non era caduto a seguito del mio colpo…ma pareva che neanche lo avesse “sentito”. Durò un’attimo il mio scompenso mentale che lui,l’orso, mi fece la stessa tecnica..mandandomi gambe all’aria e finalizzando…prende un leggero vantaggio (juko)

La strada diventa in salita (e con un’ orso alle calcagna) !

Durante lo yame (lo stop all’azione di gara), ho una specie di illuminazione.

Ripartiamo all’hajime, mi ri-infilo nella situazione precedente, gli ripropongo il mio deashi, questa volta badando di avere gli occhi aperti, lui lo assorbe come nulla e nel rimando della tecnica, così come aveva fatto prima, tirandomi una spazzata alla gamba anteriore, io riesco ad assecondare il movimento di spazzata infilando un kaiten geri (calcio “capriolato”) in pieno volto del mio avversario, quello che nel gergo si indica con “numero acrobatico”. Mi assegnano l’ippon e la vittoria…vado avanti… !

Passo altri tre turni, non senza difficoltà ed ematomi !

Giusto perché a volte l’universo mostra un senso di ironia che farebbe invidia al miglior autore comico, mi ritrovo in finale con un greco. Sto ragazzo era altissimo, magro, molto atletico, l’avevo visto “tirare” nei gironi precedenti ed era tecnicissimo, molto pulito. Evidentissima la matrice della kick boxing.

Io? … Io ero ad un passo dalla kuro obi, non ero in me !

Ricordo solo che durante una pausa dell’arbitro per attribuirmi un wazari. Il mio avversario mi guardò e mi fece segno con le dita alla testa come per chiedermi se fossi PAZZO !

shamo mae geri

Feci un sorriso, e allo yame gli confermai la tesi della mia pazzia. Mi lanciai, troppi calci e pugni, dovette arrendersi dopo il quarto gedan geri sulla gamba posteriore…yame!

HO VINTO ! Sono una KURO OBI !

Passo momenti di euforia indescrivibile. I miei compagni, i sensei, ma anche avversari, tutti a complimentarsi per la mia prova. Premiazione,trofeo enorme, partenza…

Siamo in autobus, finita l’euforia, terminate le indicazioni “a caldo dei sensei”…sopraggiunge la calma. E con essa i pensieri…

Cosa sucederà ora? Come finirà la faccenda “fuga da casa”?

Immerso nei miei pensieri..arrivammo a destinazione. Ero una kuro obi… che temeva sua mamma !

All’arrivo c’era mio padre, io scesi dall’autobus in modo incerto, presi il mio trofeo, la borsa, ringraziai e salutai i maestri e mi diressi verso mio padre, il quale una volta avvicinatomi mi disse indicando il trofeo: “è per ottenere questo che sei scappato di casa? E io che speravo fossi fuggito con una bella ragazza …”

Ancora oggi rido quando ci penso…

Ganryu

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