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Storia di un sensei – l’esame

L’accordo nell’esame

Capitolo 7 – L’esame (parte 6 qui)

cinture colorate karateHo tredici anni, di esami ne ho già fatti. Ma quello che sto preparando è per me fondamentale, la cintura marrone di primo livello.

Oltre al fatto che si diviene dei veri e propri “esempi” all’interno del dojo…ci si sente sul giusto cammino. Questo mi aveva detto il mio sensei !

Io mi sentivo ad un passo dalla nera ,la quale mi avrebbe dato quel qualcosa in più, e poi… ormai avevo partecipato, negli ultimi due anni, a molte competizioni, molte delle quali vinte, tante perse …ma quel “molte vinte” era più che sufficiente !

Era consuetudine alle 20:30 vedere entrare gente nel dojo che veniva solo per gustarsi la mezzora di “kumite al centro”. Io mi sentivo lusingato e cercavo di regalare a quegli improbabili spettatori qualcosa di spettacolare, quindi pensai che, all’esame, i miei “fans” avrebbero meritato uno spettacolo veramente speciale.

A dirla tutta poi c’era lei ! La nipote del sensei. La mia stessa età, la mia stessa cintura, e tutti facevamo i “galletti” al suo cospetto. Ma attenti però: è la nipote del sensei !

Per l’esame era prassi che il maestro ci facesse il discorso di incoraggiamento (era più o meno sempre uguale) poi ci chiedeva i kihon, l’esecuzione dei kata e in fine la cosa più importante ,nella mia scuola era cosi, il kumite: 5 cambi da 2 minuti.

Piccolo passo indietro di mezzora: negli spogliatoi, indossati gi, aspettavamo che gli spettatori si sistemassero… e li vidi la ragazza che un pò preoccupata cercava di dissimulare attraverso la ripetizione delle tecniche …

Le chiesi : sei preoccupata?

Lei mi disse che temeva che nel kumite, essendo l’unica ragazza, avrebbe sfigurato … io gli dissi che visto che avrebbe dovuto fare il kumite con me, ad una mia apertura della guardia sarebbe potuta entrare facilmente con degli tzuki.

Insomma ci accordammo !

Torniamo all’esame. Passati tutti i momenti che per noi erano propiziatori, si arriva al kumite.

Primo incontro, accoppiato proprio con lei. Nella mia testa due pensieri: farmi colpire da lei e poi al successivo avversario fare i “numeri”. Un bel figurone !

Saluto, kamae. Hajime ! La guardo, gli faccio “occhio”, apro la guardia e lei, KIAI !

Tzuki in pieno volto. Naso sanguinante … (il mio). Alla faccia del “ci eravamo accordati !”

Il pubblico si divertì. Ma non come intendevo io.

Feci una figura, ma non come pensavo io.

Il mio maestro chiuse la faccenda ammonendomi: “SUL TATAMI NON SI GUARDA IN FACCIA A NESSUNO !”

Ganryu

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