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Storia di un Sensei – Il torneo

Il torneo, un primo modo di accostarsi alla realtà

Capitolo 5 il torneo (parte 4 qui)

delusione gara karateIl torneo è a cento kilometri di distanza, il maestro non ha voluto che i miei genitori mi accompagnassero. Io ero teso ma grintoso, il primo torneo, nel mio immaginario, sarei arrivato li e avrei eseguito decine di tecniche spettacolari ed efficaci.

E avrei vinto… semplice !

Avevo preparato tre o quattro combinazioni di tzuki e altre e tanti keri. Tutte tecniche degne dei migliori “Hong Kong movie” (mia passione all’epoca).

Nelle macchine, all’andata, non si parlò di karate. Chi in silenzio rimaneva a pensare a quello che avrebbe fatto, chi, invece, dissimulava facendo i discorsi più disparati (in queste occasioni ho ascoltato “teorie” che voi umani…).

Quante aspettative, quanta voglia di dimostrare quanta voglia di affermarsi. Quanta voglia di vincere!

Arriviamo nel palazzetto che è ancora mattina presto, il maestro ci dice di andare “al peso” (anche se per me si trattava solo di fare le iscrizioni). Al peso? Come i pugili! Sono un professionista !

Inizia il torneo. Saluti, raccomandazioni e tanti voli pindarici.

“Faccio otoshi keri (calcio ad ascia), no … shita tzuki (montante) ! No, no, farò ushirokake geri(calcio rotato) ! Lo farò e mi applaudiranno. Vincerò e mi premieranno, mi daranno quel bel trofeo,quello enorme !”

In questo turbine di pensieri ed emozioni, sento chiamare il mio nome. Vado nell’area di gara (non c’erano le materassine, si gareggiava sul parquet) e mi mettono una fascetta rossa alla cintura. Saluto all’arbitro, al pubblico e all’avversario, posizione e hajimè (comando di partenza, cioè “iniziate !”).

Non passano 5 secondi che l’arbitro grida yamè (stop, fermatevi), mi guarda malissimo, dice qualcosa con il dito alzato. Fa dei cenni agli arbitri posizionati sui quattro angoli e guardando il mio avversario. Mi accorgo che sanguina vistosamente da un labbro.

Mi hanno squalificato !

Nel karate Kyokushin, poche sono le tecniche proibite, grosso modo due: calci spinti e tzuki al volto.

Nella concitazione del momento, io avevo colpito con entrambe le tecniche proibite. Eppure non volevo, non era quello che avrei voluto fare !

Prima gara, prima squalifica. Il maestro mi spiegò che se lo aspettava, che era in un certo senso normale. “Cosa pensavi che arrivavi qui e alla prima gara avresti fatto i numeri?”. Nella mia mente pensai: “SI !”, ma risposi “NO” …

Quella situazione mi chiarificò il concetto di realtà. E’ sempre diversa da come uno se la immagina, tanto vale viverla invece che immaginarla.

Dopo di allora nonostante progredissi nella tecnica, mi squalificarono altre 4 volte in altrettanti tornei.

Finchè un giorno qualcuno non mi istruì al mushin (vuoto mentale). Ma questa, lo sapete, è un’altra storia…

Ganryu

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