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Storia di un sensei – La grande fuga parte 1

Capitolo 9 – La grande fuga (parte prima)

Fuga dalla spiaggia arti marziali convocazioneCapitolo 8 qui – Ho 16 anni. Il karate è veramente una parte importantissima della mia vita quotidiana.

Mi alzo con l’idea dell’allenamento, vado a scuola e penso alla gara, alla tecnica, alle parole e alle movenze del sensei. Torno a casa, mangio. Un po’ di esercizio nel dojo in casa. Poi faccio finta di studiare un paio di ore finchè non arriva l’ora della palestra !

Sì ! In mezzo a questi capisaldi, succedevano delle “cose”, ma tendenzialmente, la mia giornata era così !

Vivevo in funzione di …

Il mio corpo era in un punto ma la mia mente era sempre altrove, l’unico posto dove riequilibravo questi elementi del mio essere era il dojo.

A 16 anni avevo sviluppato una strana (e dalle derive pericolose) “scala di timori”. Non temevo nulla se non i miei maestri (erano ormai alcuni, con mio orgoglio). I professori a scuola non li temevo, i loro 4 non avevano l’effetto degli otoshigeri del mio sensei.

E questo mi portò in breve a rientrare a pieno titolo nella categoria del “è intelligente ma si applica poco”. Con grande rabbia di mia madre. Mio padre si occupava poco di questi “dettagli” e se gli venivano sottoposti li risolveva con disarmante ironia. Quindi, la controparte era … la mamma !

Fu un’escalation. Giovedi c’erano i colloqui con i genitori. Il lunedi sera il sensei mi dice che sono stato convocato in nazionale (under 16) ! Impazzisco. Dopo avermi calmato il sensei aggiunse: partirai per Roma il venerdì. Io provai a dire qualcosa sul poco tempo di preavviso e lui: “per caso … se qualcuno ti aggredisce hai bisogno del preavviso di 10 giorni?. Un genio!”

Sì … ma io avevo comunque i colloqui e lì la cosa non sarebbe andata bene …

Torno a casa annuncio ai miei la super notizia. E invece di esultare come io mi aspettavo, loro usarono la “cosa” come arma di ricatto (genitori: don’t try this at home). “Se non vai bene ai colloqui non parti con la nazionale “

Erano due universi inconciliabili: il sensei e mia madre. Uno non poteva comprendere l’altro.

Giovedi, colloqui. Una disfatta in partenza.

Per nulla contenta mia mamma chiude la serata con: te lo scordi di partire con la nazionale, anzi finché non migliori… non vai più “a karate” !

Io ? Io ,ragazzi avevo il piano B ! Facciamo un passo indietro.

Il giorno dopo la convocazione chiesi al Sensei se nella convocazione fosse compreso tutto, il cibo, il viaggio e i pernottamenti, quando mi disse di sì, le idee mi si chiarirono: fuggirò di casa !

Sapevo che nel porta oggetti dell’ingresso c’erano due o tre copie delle chiavi di casa, ne presi una, e anche quella del garage, dove andai prontamente a nascondere nel bauletto della moto il gi, la cintura e la tuta. Era tutto organizzato!!

La mattina verso le cinque mi alzo come un ninja mi muovo verso la porta e trovo, puntualmente mia madre( fortuna che mio padre era fuori per lavoro). “Dove pensi di andare?”. Non risposi, la scostai, avevo la chiave ma diedi un calcio al portoncino per aprirlo e me ne andai di casa.

Presi l’autobus fino a Bari, dove mi aspettavano per la partenza. Il sensei era li che aveva accompagnato suo figlio,altro convocato, quando mi vide tutto determinato e deciso mi guardo e disse: “Fatti onore…che il disonore non certo ti manca !”. Un grande! (continua)

Ganryu

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