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Fiabe – L’orco di Rashomon

Watanabe no Tsuna – Il racconto di Watanabe che affronta impavido l’Oni che massacra i passanti davanti al cancello di Rashomon.

watanabe lotta oni rashomon leggenda giapponeseTanto tanto tempo fa a Kyoto gli abitanti della città erano terrorizzati dalle storie che si raccontavano su un terribile Oni (orco) che, si diceva, frequentasse al tramonto il grande Cancello di Rashomon, catturando chiunque lo attraversasse. Le vittime scomparse non erano mai più state riviste, tanto che si mormorava che l’orco fosse un orrendo cannibale che non solo uccideva le sue infelici vittime ma le mangiava anche. Perciò tutti quanti nella città e nei dintorni avevano molta paura e nessuno osava avventurarsi dopo il tramonto dalle parti del Cancello di Rashomon.
A quel tempo viveva a Kyoto un generale di nome Raiko che era diventato celebre per le sue imprese coraggiose. Qualche tempo prima dei fatti narrati aveva fatto risuonare il suo nome per tutto il paese perché aveva dato l’assalto a Oeyama, dove viveva con il suo capo una masnada di orchi che invece di vino bevevano sangue umano. Raiko li aveva sbaragliati e aveva tagliato la testa al loro mostruoso capo.
Questo intrepido guerriero era sempre seguito da un gruppo di cinque cavalieri molto valorosi a lui fedeli. Una sera, mentre i cinque erano seduti e stavano festeggiando, bevendo sakè, mangiando ogni genere di pesce, e augurandosi a vicenda buona salute e imprese eroiche, il primo cavaliere, Hojo, disse agli altri:

– Avete sentito la voce che ogni sera dopo il tramonto arriva un orco al Cancello di Rashomon e cattura tutti quelli che passano di là?
Il secondo cavaliere, Watanabe, gli rispose e disse:
– Non dire sciocchezze! Tutti gli orchi sono stati uccisi a Oeyama dal nostro capo Raiko! Non può essere vero, perché se anche qualche orco fosse sfuggito a quel massacro, non oserebbero farsi vedere in questa città sapendo che il nostro valoroso capo li attaccherebbe subito se venisse a sapere che uno di loro è ancora vivo!
– Allora non credi a quello che dico e pensi che ti stia raccontando una menzogna?
– No, non penso che tu stia mentendo – disse Watanabe – ma probabilmente hai sentito una storia raccontata da qualche donnetta a cui non vale la pena di prestare fede.
– Ebbene, il modo migliore per dimostrare quello che dico è che tu vada là e ti accerti di persona se e vero oppure no – disse Hojo. Watanabe, il secondo cavaliere, non poteva sopportare l’idea che il suo compagno credesse che aveva paura e rispose senza esitare:
– Certo, ci andrò subito e mi accerterò di persona!
E Watanabe si preparò per andare. Si affibbiò la lunga spada, indossò una cotta di maglia e allacciò il suo grande elmo. Quando fu pronto per partire, disse agli altri:
– Datemi qualcosa con cui possa provare che sono stato là!
Allora uno degli uomini prese un rotolo di carta per scrivere e la sua scatola di pennelli e inchiostri, e gli altri quattro compagni scrissero i propri nomi su un pezzo di quella carta.
– Porterò questo con me – disse Watanabe – e lo affisserò al Cancello di Rashomon, così che domani mattina andrete tutti là e lo vedrete. Vi accorgerete se non sono capace di catturare un paio di orchi !

Ciò detto, salì sul suo cavallo e partì pieno di coraggio. Era una notte molto buia, e non c’erano né la luna né le stelle a far luce a Watanabe sul suo cammino. A rendere ancora peggiore quella oscurità scoppiò una tempesta, la pioggia cadeva violenta e il vento ululava come lupi tra le montagne. Qualunque altro uomo avrebbe tremato al pensiero di uscire dalle porte, ma Watanabe era un guerriero ardito e intrepido, ed erano in gioco il suo onore e la sua parola. E così si affrettava nella notte mentre i compagni ascoltavano il suono degli zoccoli del cavallo spegnersi in lontananza. Quindi chiusero i pannelli e si riunirono intorno al fuoco di braci chiedendosi cosa mai sarebe accaduto e se il loro compagno avrebbe incontrato uno di quei terribili Oni.
Alla fine Watanabe raggiunse il Cancello di Rashomon, ma per quanto scrutasse il più possibile attraverso le temebre, non riuscì a scorgere traccia di orchi.
“Proprio come pensavo” disse tra sé Watanabe “qui non ci sono di sicuro orchi, è solo la storia di una donnicciola. Attaccherò questo pezzo di carta al cancello, così gli altri vedranno che sono stato qui quando verranno domani, poi riprenderò la strada di casa e andrò a ridere di tutti loro”.

 

Cosa succederà a Watanabe ora che è arrivato al cancello? Non vi è davvero nessun orco?  (Scopritelo in questa seconda parte, cliccando qui)

 

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