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Fiabe – L’orco di Rashomon Parte 3

Parte 3 – Epilogo della vicenda fra Watanabe e l’Oni che terrorizza Kyoto

Se hai perso la parte 2 (clicca qui)
rajomon oni braccio conclusione… Il servitore lasciò la vecchia alla porta e andò a riferire al padrone che la sua vecchia nutrice era venuta per vederlo.
Watanabe trovò strano il fatto che arrivasse a quell’ora di notte, ma pensando alla sua vecchia nutrice che era stata per lui come una seconda madre e che non vedeva da tanto tempo, il suo cuore si intenerì.
La vecchia fu condotta nella camera e dopo i consueti inchini e saluti, disse:

– Padrone mio, il resoconto della tua coraggiosa lotta con l’orco al Cancello di Rashomon è talmente noto che perfino la tua povera vecchia nutrice lo ha udito. È proprio vero quello che dicono tutti, che hai strappato all’orco una delle sue braccia? Se hai fatto questo, la tua impresa deve essere grandemente lodata!
– Sono stato molto contrariato – disse Watanabe – di non essere riuscito a prendere prigioniero quel mostro. Era questo che volevo fare, non semplicemente strappargli un braccio!
– Mi riempie di orgoglio – rispose la vecchia – pensare che il mio padrone sia stato tanto valoroso da osare di strappare un braccio all’orco. Non c’è nulla a cui possa essere paragonato il tuo coraggio. Prima di morire, il più grande desiderio della mia vita è di vedere quel braccio – aggiunse in tono implorante.
– No – disse Watanabe – mi dispiace, ma non posso esaudire la tua richiesta.
– Ma perché? – chiese la vecchia
– Perché – rispose Watanabe – gli orchi sono creature molto vendicative, e se apro la cassa potrebbe comparire all’improvviso l’orco e portare via il suo braccio. Ho costruito apposta una cassa con un coperchio molto robusto e vi ho messo al sicuro il braccio dell’orco, e non la mostrerò mai a nessuno, qualunque cosa accada.

watanabe mostra il braccio alla vecchietta– Hai ragione di essere così prudente – disse la vecchia – ma io sono la tua vecchia nutrice e sono sicura che non rifiuterai di mostrare quel braccio a me. Appena ho sentito raccontare della tua impresa coraggiosa, non sono stata capace di aspettare fino a domattina per venire a chiederti di mostrarmi quel braccio.
Watanabe fu molto commosso dalla supplica della vecchia, ma continuò a rifiutare. Allora la vecchia disse:
– Sospetti forse che io sia una spia mandata dall’orco?
– No, naturalmente. Non sospetto che tu sia una spia dell’orco, perché sei la mia vecchia nutrice – rispose Watanabe.
– Allora non puoi certo più rifiutare di mostrarmelo – pregò la vecchia – perché il mio cuore desidera grandemente di vedere per una volta nella vita il braccio di un orco.
Watanabe non riuscì più a persistere nel suo rifiuto e alla fine si arrese dicendo:
– Ebbene ti mostrerò il braccio dell’orco, visto che lo desideri così ardentemente. Vieni, seguimi! – e la guidò fino alla sua camera. Quando furono nella camera, Watanabe chiuse con cura la porta, poi si diresse verso una grande cassa che si trovava in un angolo della stanza e sollevò il pesante coperchio. Poi disse alla vecchia di avvicinarsi e guardare, perché non tirava mai il braccio fuori dalla cassa.
– Com’è fatta? Fammela vedere bene – disse la vecchia nutrice con un viso lieto.
Si fece sempre più vicina, come se fosse spaventata, fino a quando fu proprio davanti alla cassa. Improvvisamente infilò la mano nella cassa e afferrò il braccio, gridando con una voce spaventosa che fece tremare la stanza:
– O gioia! Ho ripreso il mio braccio! 

E la vecchia si trasformò repentinamente nella torreggiante figura del terribile orco!
Watanabe fece un salto all’indietro e per un attimo non fu in grado di muoversi, tanto era grande il suo stupore. Ma riconoscendo l’orco che lo aveva aggredito al Cancello di Rashomon, decise con il suo solito coraggio che questa volta l’avrebbe tolto di mezzo. Afferrò la spada, la sguainò in un baleno e cercò di abbattere l’orco.
Watanabe era stato così veloce che la creatura aveva ben poche possibilità di scampo. Ma l’orco spiccò un salto verso il soffitto e irruppe fuori dal tetto scomparendo tra la nebbia e le nuvole.
E così l’orco era riuscito a scappare con il braccio. Il cavaliere digrignò i denti con disappunto, ma era tutto quello che poteva fare. Aspettò con pazienza un’altra occasione per uccidere l’orco, ma questi, spaventato dalla grande forza e ardimento di Watanabe, non diede mai più fastidio a Kyoto.
E così da allora in poi la gente della città poté uscire senza paura anche di notte e le valorose imprese di Watanabe non furono mai dimenticate.

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