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Uno e trino: Shin-gi-tai

Shin-gi-tai è legato e indissolubile, comprenderlo e destreggiarsi su questo stretto filo è divenire Maestri

Da quali aspetti è formata una disciplina marziale ? Cosa fa si che sia qualitativamente migliore per i suoi praticanti e per l’insegnante ? E questi aspetti, come vanno coltivati ?

La risposta questi quesiti è una sola: Shin-gi-tai.

shin gi tai spiegazioneSì Karatesen, ma così non ci aiuti. Che cosa significa ?

Un attimo che vi spiego !

Con i caratteri espressi nella figura a fianco possiamo brevemente dire (senza scendere troppo nell’etimologia del nome) che:

Shin (o kokoro) vuol dire mente/spirito.

Gi (o waza) è la tecnica.

Tai possiamo tradurlo con corpo.

Per rispondere alla prima domanda, i tre aspetti principali che caratterizzano un’arte marziale (classica o non classica sta a voi deciderlo) mente/spirito, tecnica e corpo sono il tramite di una sola cosa: comprensione.

Shin ha come altra lettura Kokoro. Mentre in lingua italiana o anche in inglese tendiamo a definire distintamente mente, cuore e spirito, in giapponese questa distinzione e contrapposizione non avviene affatto. (già da questo potete capire il mio accenno ad “uno e trino”)

Lo shin rappresenta l’uomo nella sua completezza intellettuale, spirituale, e sentimentale. Potremmo quasi azzardare a riconoscere in Shin le doti dell’uomo illuminato, colui che riesce a contemplare attraverso la sua fisicità (corpo) lo spirito, la mente e il cuore. Avrete sentito sicuramente parlare di Mushin (tradotto con “no mente”). Mushin non è la negazione di Shin, ma si esprime tramite il Mushin no Shin (mente/cuore/spirito senza mente/cuore/spirito). Un esempio vi renderà più chiaro: un grande musicista ai livelli più alti saprà suonare senza pensare alle note, sarà tutto armonioso e non vi è impegno mentale in ciò che si fa, si potrà perfino improvvisare qualcosa senza seguire schemi. Pensiero e azione coincidono.

Parlando di Shin con la mia amica judoka, lei ha fatto riferimento al Rei no kokoro: lo spirito del rispetto, che è il principio di fondo delle discipline marziali. in sostanza lo spirito del rispetto, è quello dell’uomo che ricerca la perfezione tecnica, non per ferire chi ha di fronte, ma come strumento di auto perfezionamento. E’ la ricerca della Via attraverso un espediente fisico (in quel caso il Judo), che ci pone in condizione di mettere in discussione le nostre capacità e le nostre doti non solo tecniche ma anche umanistiche. Accettare il diverso, farlo nostro, vivere gli handicap altrui come nostri per trovare una soluzione a questi, abbassarsi al livello dell’inesperto e perchè no, magari valutare la sua opinione. Imparare a capire che si può sempre imparare da tutti. Non sottovalutare mai, persone, circostanze e opinioni. Lo spirito nel rispetto si esprime attraverso il saluto, l’igiene e la presenza discreta ma soprattutto attraverso l’aiuto reciproco.

Gi è la tecnica. Ma significa anche Arte. E’ addirittura il radicale di Maestria. Tecnica è tutto ciò per cui cerchiamo un’accuratezza sempre maggiore, un modus facendi o la sfumatura sottile di chi ha un talento innato, per far sì che non sia qualcosa di meccanicamente applicato.

Se sapremo acquisire il Gi senza avidità, come una persona, ci mosterà i suoi segreti più reconditi, ma solo se gli dedicheremo tempo e costanza incrollabile, se sapremo imparare diverremo quello che gli altri chiamano fenomeno. Un’arte marziale non è l’insieme delle sue tecniche, queste vanno sentite proprie e comprese fino in fondo. Gi non è artificioso, ma tende continuamente all’essere naturali e senza ragionamento logico. (per saperne di più clicca qui)

Tai è corpo, fisico, postura, forma, stile, sostanza, identità e realtà. Questa miriade di significati rendono un unico concetto. Possiamo dire che è ciò che si rende visbile ai nostri occhi nella realtà. E cosa può meglio della materia manifestarsi a noi ?

Sentire con i cinque sensi, percepire spazio e tempo, aguzzare i meccanismi d’istinto e quelli strutturali, potenziarli attraverso l’allenamento e perché no, misurarli scientificamente e con la biomeccanica. Ma una cosa è fondamentale: adattare il corpo ai cambiamenti. Se ci dedicheremo alla coltivazione del corpo avremo non solo una salute migliore, ma un qualcosa che risponderà alle richieste tempestive del cervello.

Tuttavia questa analisi non basta. Shin gi tai, effettuando questa analisi spicciola potrebbe essere la conoscenza del corpo attraverso la tecnica nell’uomo illuminato, la conoscenza della tecnica attraverso la coscienza del proprio io.

La parola magica quando si parla di Shin-gi-tai è equilibrio. Questi aspetti vanno considerati separatemente ma colti in modo unitario, senza prediligerne uno in particolare. La comprensione a riguardo è molto ardua e questo aneddoto ve ne farà rendere conto (clicca qui)

Torneremo a parlare di questo argomento, considerando il problema che sorge quando questa armonia non viene rispettata e i riflessi su praticante e insegnante della disciplina.

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Sulla Via del nebuloso Do.

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