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Simboli: l’Enso

Enso, il cerchio della vera natura

enso zenViene ritenuto il gesto rivelatore della propria indole in un dato momento. In un unico gesto.

Senza revisioni, senza possibilità di correggere, senza tornare indietro, proprio come nella vita. Attraverso il disegno di questa forma si può tracciare il proprio percorso di miglioramento spirituale e il tendere alla perfezione a cui si giunge nel tempo, come in una sorta di diario.

Stiamo parlando dell’Enso (in caratteri 円相) e significa generalmente cerchio. Può essere letto anche come “cerchio di vicinanza” o “cerchio reciproco”.

Da alcuni viene definito il cerchio della Illuminazione o ancora il cerchio infinito.

Funge da oblò per scrutare nell’animo di chi lo ha tracciato.

Alcuni vedono nell’Enso il contorno (la circonferenza) del simbolo del Taijitu, il simbolo del movimento taoista o del confucianesimo che esprimeva il concetto di Yin e Yang.

Il cerchio in sé è privo di significato, a un primo sguardo non si dovrebbe guardare superficialmente la forma che compone l’Enso. Spesso il suo autore poteva porre accanto una frase o un ulteriore piccolo disegnino, ma lo si poteva comporre anche senza nulla vicino. Se era accompagnato da una qualche frase, era solo per un suggerire il senso ultimo del cerchio.

Che tipi di Enso esistevano ?

Vi era un principale tipo di Enso, quello che lasciava tutto all’immaginazione di chi lo guardava. Una sorta di “specchio” nel quale nulla era certo, andava scoperto da sé, e per sottolineare ciò non vi era la presenza di scrittura al fianco.

L’Enso che rappresentava il Vuoto. In comune accordo con la fisica moderna (il vuoto che nelle particelle è presente a livello subatomico, in senso di materia mancante, uno spazio divisore tra questo e quello), o in comune accordo con il pensiero orientale:

“Il vuoto è ciò che si trova esattamente al centro fra il questo e il quello. Il vuoto include ogni cosa perchè non ha un contrario. Esso non esclude nulla e non si oppone a nulla. Il vuoto è vivo perchè tutte le forme provengono da esso, e chi comprende il vuoto è colmo di vita e di potenza e di amore per tutti gli esseri.”

Bruce Lee – The tao of Jeet Kune Do

Enso che rappresentavano il cosmo (curvatura dello spazio e del tempo di Einstein ?). Enso Luna piena o Sole, che illuminavano imparzialmente tutti gli esseri viventi, in silenzio, così come insegna la dottrina Buddista. Enso come Ruota che indicava il continuo rigirare della vita, quindi della modifica e dell’immanente come costante della realtà. O ancora Enso con la scritta “che cos’è questo ?” che rimarcavano ancora la volontà di suscitare nel soggetto il significato personale che ognuno guardandolo poteva giungere.

Fatto sta che l’Enso in sé è neutro e non vada considerato superficialmente per la sua forma, nessuna enfasi sulla perizia nel comporlo. Era importante lo spirito di contemplazione che suscitava nel soggetto. Esso poteva essere pennellato con leggerezza o con durezza, poteva essere un cerchio chiuso o lasciato con una piccola apertura (che rappresentava il far parte di qualcosa di più e l’apertura verso le cose), rassomigliare perfettamente a un cerchio o essere sbilanciato e asimmetrico.

Parlando di simboli, oltre a quello cui dobbiamo dare noi guardando l’Enso, esso rimane un cerchio. Il cerchio nella simbologia orientale rappresenta il Cielo (vedi geometria di Ueshiba, dove il cerchio era il cielo, il triangolo la terra e il quadrato è l’uomo). Per gli orientali lo spirito si muove proprio in cerchio e l’Enso diviene l’oggettivizzazione dell’attitudine dell’artista a mantenere uno spirito circolare in una totale armonia universale nel Tao.

Uroboro serpente EnsoNel buddismo zen esso ha una forte valenza, perché il tracciare con un unico gesto riflette il “qui e ora” e con Mushin (ragion per cui non ha alcuna importanza la forma estetica), una mente indifferenziata che trascende ogni illusione qualitativa al fine di giungere all’illuminazione, a tal punto che esso rappresenta il nostro volto originale, ciò che eravamo prima ancora che nascessimo.

E riprendendo tal concetto possiamo parlare delle analogie con l’Uroboro, un importante simbolo riportato spesso in testi alchemici che possiamo ritrovare in varie culture. Rappresenta un serpente che si mangia la coda e si rigenera continuamente, formando un cerchio. Esso simboleggia la ciclicità della realtà e spesso era raffigurato bianco e nero (o come nell’immagine, di due colori diversi), proprio come lo Yin e lo Yang, supponendo l’unione degli opposti in totale armonia.

Non a caso questo simbolo è molto simile all’Enso. Il famoso psicologo Jung riconosceva nell’Uroboro un significato archetipico molto importante e comune a molti popoli (anche nelle culture pre-colombiane vi erano raffigurazioni di Quetzalcoatl, il dio serpente, che si mangia la coda). E sempre analogamente esso rappresentava il pre-Ego (prima abbiamo parlato dell’Enso come volto originale), ciò che eravamo indistintamente uniti al nostro inconscio.

Tale simbolo dunque, ha infiniti significati, tutti però miranti al risveglio interiore e alla illuminazione. Siate dunque nella vostra vita come un Enso, un unica pennellata senza pensarci troppo sù ! E ci sarà tanto da contemplare …

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Sulla Via del nebuloso Do.

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