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No Mente, Mushin

In quanto Via, il Bushido presuppone il raggiungimento di quello stato interiore di “vacuità” che il Buddhismo pone come meta ultima della disciplina ascetica: Il sanscrito “shuniata”, “vuoto”, corrisponde al giapponese “muga”,”non io”, che non è affatto un concetto filosofico ma esperienza vivente e condizione indispensabile per il conseguimento della Via, sia del monaco che del bushi.

Quando si possiede la condizione di muga non vi è neppure “lo spessore di un capello” tra la volontà e l’azione. La disciplina della concentrazione dello spirito mira ad una sola cosa: al superamento dell’io che osserva con le sue paure, i suoi perché, i suoi affetti e le sue avversioni.

L’azione fluisce allora spontaneamente da uno stato di coscienza, svincolata cioè , dalla tirannia dei sensi e del pensiero discorsivo che, a rigore, non può neanche più essere definita come “coscienza” in quanto non vi è separazione tra chi conosce e ciò che è conosciuto; questo stato è appunto mushin muga, “non mente” “non io”.

 

no mente mushin mugen

Da questo deriva munen , “non pensiero” che va inteso non nel senso di una incapacità di pensare o di una abolizione della ragione, ma come la negazione del primato della ragione come facoltà conoscitiva. Non vi è più pensiero che si frapponga fra le cose e la conoscenza delle cose. La parola e l’azione promanano direttamente dal cuore, o, meglio, dal “vuoto” del cuore che, in realtà., non è “un nulla” ma la luce stessa del Risveglio.

Anche i progetti e i calcoli, nello stato di mushin, vengono meno: il bushi sa volgere istantaneamente a proprio favore le circostanze: “non ho progetti, il ciuffo dei capelli (Kisan) è il io progetto”. Questo atteggiamento è identico in ogni circostanze della vita come nello spirito cono cui si affronta la vita e lo spirito con cui si affronta la battaglia.

Le tecniche delle arti marziali vengono apprese con un lungo tirocinio per poi venire interiorizzate a tal punto che non è più necessario richiamarle alla mente con un procedimento cosciente al momento di usarle; E’ il “cuore”, al di là di ogni formulazione logica, che istantaneamente applica la tecnica giusta al momento giusto.

Per giungere al mushin occorre spostare l’attenzione nel tanden, che speciali tecniche di postura, respirazione, concentrazione del pensiero permettono di ritrovare (Zazen). Si tratta di un centro posto circa due dita sotto l’ombelico, vero e proprio punto di unione con l’Energia, Sia il grido che paralizza l’avversario, sia la freccia, o la spada, o la mano nuda debbono essere percepiti come il prolungamento del saika (kikai) tanden, Non è la mano ad impugnare la freccia o la spada ma la forza non muscolare che dal tanden sorregge ogni azione. Senza il contatto con tale Forza (KI) nessuna arte marziali può dirsi acquisita. L’attenzione deve essere continuamente posta nel tanden come naturale centro dell’equilibrio di tutto l’essere. Per questo il “Credo dei samurai” afferma: ”Non ho casa , il saika tanden è la mia casa”, ed ancora “Non ho poteri magici, la forza interiore è il mio potere magico”.

Mushin, muga, munen, sono le fondamenta sulle quali riposa la virtù essenziale del guerriero: la “mente imperturbabile”, fudoshin.

Questa è il vero “cuore “ del bushido come il tanden è il vero “cuore” dell’uomo. Pratiche meditative ed ascetiche sono inscindibili dal bushido, fanno parte della disciplina: sono la componente sacerdotale della Via del samurai.

“Non ho castello, fudoshin è il mio castello”

“Non ho occhi, il bagliore del lampo è i miei occhi”

“Non ho orecchi, la sensibilità è il mio udito”

“Non ho membra, la prontezza è le mie membra”.

Occorre tuttavia puntualizzare che il concetto giapponese di fudoshin non va affatto confuso con l’insensibilità dovuta ad una sorta di anestesia provocata dall’assuefazione al pericolo ed alla sofferenza propria ed altrui, ma “Mente imperturbabile” va inteso come uno stato interiore di saggezza e serenità fondato sull’ esperienza vivente dello spirito per cui nulla di quanto accade nella corrente del divenire è troppo grande per creare turbamento.

Nella “imperturbabilità” della mente c’è posto per il mono no aware, per la benevolenza, per la pietà religiosa e filiale per cui, secondo un antico detto, potè dirsi che “l’eroe è forte come una montagna, lieve come una brezza”.

Questa qualificazione interiore di limpida, inalterabile mente, comune sia al guerriero che al contemplante, esclude di per sé ogni possibile confusione tra bushido e “mestiere delle armi”. Nello stesso tempo la disciplina ascetica alla quale il bushi si sottomette prova inequivocabilmente che nella Via del guerriero è data la preminenza gerarchica alla contemplazione dalla quale l’azione discende come limpida forza che ne rivela la luce.

La Via per essere seguita richiede la totale disponibilità dell’essere.

Si legge nell’Hagakure:

“E’ sbagliato fissare la mente su due cose al tempo stesso.

Si deve dedicare tutta quanta la propria energia alla Via del samurai. Non fa d’uopo cercare alcunché d’altro. Lo stesso principio vale per l’ideogramma “VIA” (Do),”

Il maestro cinese Shen Hui così definisce lo stato di non-pensiero:

“Chi ha attinto definitivamente l’esperienze della Mente mantiene il suo non pensiero (wu-nien/munen) anche quando il suo corpo è tagliato a pezzi in una mischia tra due eserciti che combattono selvaggiamente.

Egli è saldo come diamante , fermo e inalterabile: Anche se tutti i Buddha, numerosi come le sabbie del Gange, apparissero, nemmeno il più lieve sommovimento di gioia avrebbe luogo in lui. Egli dimora nell’essenza del Vuoto e dell’assoluta equanimità”.

parata karate

L’Hagakure addita nella calma interiore il segno della vera nobiltà: “Un uomo dotato di grande virtù possiede, dentro di sé, una tale calma e tanta disinvoltura che non dà mai l’impressione di essere affaccendato, Son gli uomini dappoco che, non avendo la pace interiore, si agitano tanto, sempre in competizione, scontrandosi e abbattendosi a vicenda”.

Ai fini della nostra Arte, ci può ancora aiutare la “Saggezza Inamovibile” scritto da Takuan Soho, monaco buddista zen giapponese, che consigliò ai Samurai (in particolar modo quelli del clan Yagyu) come raggiungere questo stato:

“Dove dovrebbe essere posta la mente ? Se porrai la tua mente sui movimenti del nemico, la tua mente sarà catturata dai movimenti del nemico. Se rivolgi la tua mente alla spada avversaria, la tua mente sarà presa dalla spada avversaria. Se vorrai tagliare il nemico, la tua mente sarà concentrata sul tagliare il nemico. Se ti concentrerai sulla tua spada, la tua mente sarà nella tua spada, se invece la porrai nel non essere tagliato, la tua mente sarà nel non essere tagliato e se la porrai nella postura, la tua mente sarà nella postura. Non c’è nessun posto dove mettere la propria mente”.

 

samurai arte disegno

E ancora parlando di “giusta azione”: 

La mente è immutabile quando vede senza guardare. Per guardare dovrebbe fermarsi. La mente si ferma quando il cuore si riempie di di preconcetti. E’ allora che trattiene diversi movimenti in Sé. 
Quando i movimenti della mente cessano, la mente che si era fermata si muove senza muoversi affatto. Se dieci guerrieri venissero verso di te con le spade sguainate, se tu fossi in grado di schivare ogni spada senza fermare la mente, passando da un azione all’altra e da un nemico all’altro, certo avresti la GIUSTA AZIONE per ciascuno dei dieci uomini. La mente può agire dieci volte contro dieci uomini senza fermarsi ad ognuno di essi, agendo contro tutti, uno di seguito all’altro. Ma se si ferma davanti ad uno solo di essi, sebbene possa schivare il colpo del’avversario, quando arriverà l’uomo successivo la giusta azione sarà scivolata via. 

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Sulla Via del nebuloso Do.

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